ONDA SU ONDA: ELETTROSMOG E 5G


Premessa
L’emergenza Covid-19 ha fatto emergere con forza un problema cronico dell’Italia: il digital divide. La disparità nelle possibilità di accesso ai servizi telematici rende impossibile a numerose persone di lavorare in smart working, fare video lezioni scolastiche o universitarie da casa, partecipare più in generale alla vita sociale, economica e democratica del Paese, mettendo in evidenza disuguaglianze tra territori e persone che rischiano di diventare incolmabili. La diffusione della banda ultralarga su tutto il territorio nazionale è fondamentale per colmare questa lacuna intollerabile. A tal fine è fondamentale procedere allo sviluppo della banda ultra larga, mettendo in campo tutti le precauzioni necessarie per minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici relativi alla tecnologia 5G.
Gli allarmi sull’inquinamento elettromagnetico Il fenomeno comunemente definito “inquinamento elettromagnetico” o “elettrosmog”, che non trae origine dalla letteratura scientifica specialistica, è legato alla generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali, cioè non attribuibili al naturale fondo terrestre o ad eventi naturali (quale ad esempio può essere il campo elettrico generato da un fulmine), ma prodotti da impianti realizzati per trasmettere informazioni attraverso la propagazione di onde elettromagnetiche (impianti radio-TV e per telefonia mobile), da impianti utilizzati per il trasporto e la trasformazione dell’energia elettrica dalle centrali di produzione fino all’utilizzatore in ambiente urbano (elettrodotti), da apparati per applicazioni biomedicali, da impianti per lavorazioni industriali, nonché da tutti quei dispositivi il cui funzionamento è subordinato a un’alimentazione di rete elettrica (tipico esempio sono gli elettrodomestici). Lo sviluppo delle telecomunicazioni sta creando grande interesse in tutti i settori per la possibilità di nuove applicazioni, ma sta anche aumentando la preoccupazione per gli effetti non ancora del tutto noti sulla salute, al punto che a livello sia nazionale sia internazionale c’è una mobilitazione crescente contro l’introduzione del 5G.
Gli scenari che si apriranno con lo sviluppo del 5G modificheranno probabilmente il livello di esposizione complessivo della popolazione a seguito di importanti cambiamenti nell’architettura della rete. È importante, quindi, adottare un approccio fortemente cautelativo, in linea con quanto messo in evidenza dalla ricerca scientifica. Date le forti preoccupazioni della popolazione, le istituzioni competenti devono implementare azioni di minimizzazione dell’esposizione e di informazione e sensibilizzazione attraverso un’adeguata comunicazione del rischio.
Dopo la valutazione della IARC del 2013, che aveva definito i campi elettromagnetici a radiofrequenze come cancerogeni possibili, sono stati condotti numerosi studi. I ricercatori dell’Istituto Ramazzini hanno presentato i risultati della sperimentazione animale da loro condotta sottolineando che i risultati ottenuti, che prende in esame lo standard 3G, sono congruenti con quelli dello studio del National Toxicology Program (NTP) e hanno auspicato che anche i produttori di telefoni cellulari facciano i passi adeguati per l’adozione di un atteggiamento prudenziale e per ridurre l’esposizione della popolazione. A luglio dello scorso anno, è stato pubblicato il rapporto ISTISAN 19/11 “Radiazioni a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche”, in cui si è inteso presentare il quadro delle conoscenze attuali.
I risultati dei recenti studi sperimentali, che confermano una tendenza a mostrare criticità ad alte esposizioni per un elevato numero di ore (come emerso dal recente studio dell’Istituto Ramazzini di Bologna sui 50 V/m per 24 ore), insieme agli annunci dell’uscita della nuova tecnologia 5G hanno creato un forte allarme nella popolazione. Anche in Italia, così come in altri Paesi, si sono formati movimenti e associazioni per lo stop al 5G. Le richieste di Legambiente
All’inizio del 2019, il Parlamento italiano, attraverso la IX Commissione (trasporti, poste e telecomunicazioni), ha avviato un’indagine conoscitiva sulle nuove tecnologie delle telecomunicazioni, con particolare riguardo alla transizione al 5G e alla gestione dei big data. Nel febbraio 2019, vi è stata una specifica audizione, nel corso della quale Legambiente ha chiesto l’applicazione del principio di precauzione e l’adozione di azioni volte a tutelare la popolazione esposta, soprattutto i più vulnerabili, chiedendo che: 1. non si alzino gli attuali valori limite per le emissioni di campo elettromagnetico; 2. sia revisionato l’art. 14 del Decreto Sviluppo “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” che impone la misurazione dei campi elettromagnetici sulla media di 24ore invece sulla media dei 6 minuti nelle ore di maggior traffico telefonico; 3. si attivi una ricerca epidemiologica indipendente finalizzata ad approfondire tutti gli impatti sulla salute; 4. si promuova presso i Comuni l’adozione del regolamento per la localizzazione delle antenne come strumento di pianificazione e minimizzazione delle esposizioni. I regolamenti comunali per minimizzare l’esposizione Gli impianti di telecomunicazione sono aumentati nel tempo, ma è anche vero che l’intensità dei segnali è diminuita passando dai sistemi analogici a quelli digitali. Le reti 5G rappresentano un’ulteriore evoluzione della tecnologia e andranno a modificare anche le modalità di utilizzo delle radiofrequenze, dato che sicuramente le emittenti aumenteranno numericamente anche per le molteplicità delle applicazioni. L’introduzione della tecnologia 5G potrà, quindi, portare a scenari di esposizione molto complessi, con livelli di campo fortemente variabili nel tempo e nello spazio e nell’uso delle risorse delle bande di frequenza. Le preoccupazioni dei cittadini hanno portato alcuni sindaci al rifiuto della sperimentazione del 5G nel loro territorio. Legambiente è favorevole allo sviluppo tecnologico, tenendo però in considerazione le preoccupazioni espresse dalla comunità scientifica in tema di nuovi standard di telecomunicazione. Come da DNA associativo, il nostro compito deve essere quello di fornire ai cittadini ed amministrazioni informazioni scientifiche corrette e proposte tecnicamente e giuridicamente percorribili. Da tempo,
infatti, sulla tecnologia 5G circolano informazioni spesso non veritiere che alimentano uno stato di incertezza e timore (basti pensare alle fake news sulle correlazioni tra 5G e Covid-19 o Xylella). La legge n. 36/2001 ossia la Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, stabilisce all’art.8 quali sono le competenze in materia di regioni, province e comuni. In particolare, al comma 6, dello stesso articolo, prevede che “i comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”. Questo significa che ai comuni chiediamo la piena attuazione dell’art. 8 comma 6 della legge n. 36/2001, ossia la stesura di un regolamento e/o di un piano di installazione comunale che abbiano come finalità quella di minimizzare l’esposizione dei cittadini ai campi elettromagnetici, applicando così il principio di precauzione. Un’ordinanza sindacale che escluda categoricamente l’installazione di antenne 5G sul territorio comunale, basandosi solo sul richiamo del principio di precauzione, è un atto velleitario e giuridicamente vulnerabile, che ha buone possibilità di venire annullato dal Giudice amministrativo.
Nella stesura dei piani comunali di installazione le ARPA regionali danno un contributo importante, ossia quello di monitorare i livelli di esposizione della popolazione e fornire indicazioni utili sul livello di campo elettrico di fondo presente nei comuni. A tal proposito si ricorda che il Dpcm n. 199/2003 prevede come limite di campo elettrico 6 V/m per le alte frequenze (ossia quelle comprese fra 100 kHz e 300 Ghz), molto più basso di quello previsto dagli altri Paesi europei. Per l’elaborazione dei regolamenti e/o piani di installazione comunali occorre sapere anche cosa prevedono le leggi regionali, in attuazione dell’art. 8 della Legge quadro n.36/2001. In allegato al presente position paper trovate il Regolamento della Regione Puglia n. 14/2006, un importante punto di riferimento per capire come si elabora un piano comunale di installazione.


Le altre fonti di elettrosmog

Quando si parla di elettrosmog, è bene ricordare che è sbagliato concentrarsi solo sul 5G perché le fonti sono molteplici. La fonte più sottovalutata è sicuramente l’uso dei telefoni cellulari nella vita quotidiana, tema a cui Legambiente ha dedicato negli ultimi anni una campagna informativa ad hoc

https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/decalogo_uso_corretto_cellulare.pdf


Legambiente si impegnerà anche a sensibilizzare i cittadini anche su come limitare l’esposizione delle onde elettromagnetiche negli ambienti domestici. L’inquinamento elettromagnetico infatti cresce anche tra le mura domestiche, grazie a modem, tablet, assistenti vocali e ora anche gli elettrodomestici connessi. Lo sviluppo della tecnologia Iot (Internet of things) avrà come risultato un aumento dei dispositivi wireless, ossia di ulteriori sorgenti di campi elettromagnetici, rispetto a quelle attualmente esistenti. Tra i possibili dispositivi Wi-fi di uso domestico, quelli più critici dal punto di vista di una prolungata esposizione sono gli hotspot e i routers wireless, i dispositivi bluetooth, gli smartphone e i comuni notebook.
Roma, 01/06/2020


Questo sopra è il documento elaborato a livello nazionale dall’Associazione Legambiente che ci fa piacere condividere con l’Amministrazione. Si cogli l’occasione per invitare l’ Amministrazione comunale ad avviare un monitoraggio dell’esposizione della popolazione leveranese all’inquinamento da elettrosmog attraverso l’Ente competente ARPA Puglia in quanto organismo terzo in grado di fornire dati imparziali ed in seguito alla stesura di un regolamento comunale per la localizzazione delle antenne come strumento indispensabile per la pianificazione e la minimizzazione delle esposizioni.
Se la richiesta di monitoraggio ad Arpa è stata già avviata se ne richiede copia.

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